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Etichetta e scaffale: come farsi notare tra decine di bottiglie

Sullo scaffale il tuo vino è circondato da decine di concorrenti, e chi acquista decide in pochi secondi — spesso senza conoscerti. In quel momento, l'etichetta è il tuo primo venditore. A volte l'unico.

I pochi secondi che contano

Davanti a uno scaffale pieno, lo sguardo scorre veloce e si ferma solo su ciò che lo cattura. Non c'è tempo per leggere tutto: in quei pochi secondi, un'etichetta o emerge o scompare tra le altre. Progettare per lo scaffale significa vincere prima di tutto questa battaglia del colpo d'occhio — dare allo sguardo un motivo per fermarsi proprio sulla tua bottiglia.

Funzionare anche da lontano

Un'etichetta bella da vicino ma illeggibile a distanza ha già perso. A scaffale la bottiglia si vede prima da lontano: contrasto, gerarchia chiara e un elemento riconoscibile fanno sì che l'etichetta «funzioni» anche a distanza, prima ancora di essere letta nei dettagli. La cura del dettaglio ravvicinato viene dopo, e premia chi ha già preso in mano la bottiglia.

Distinguersi senza gridare

Farsi notare non significa essere i più appariscenti. In mezzo a etichette cariche di effetti, spesso è quella essenziale e sicura di sé a spiccare. Il vero rischio non è essere troppo sobri: è somigliare a tutti gli altri. Distinguersi vuol dire trovare un carattere proprio — coerente con il vino — che renda l'etichetta riconoscibile e memorabile, senza bisogno di alzare la voce.

Parlare la lingua del proprio scaffale

Un vino da tutti i giorni e un vino da collezione vivono su scaffali diversi e parlano linguaggi visivi diversi. L'etichetta deve comunicare, in un istante, la fascia a cui il vino appartiene: un'etichetta troppo «ricca» su un vino semplice confonde, così come una troppo dimessa su un vino importante lo svaluta. Farsi notare significa anche farsi riconoscere nel posto giusto, dalle persone giuste.

Il punto di vista del designer

Progetto pensando allo scaffale, non solo allo schermo

Un'etichetta non si giudica ingrandita sul monitor, ma sulla bottiglia, in mezzo alle altre, alla luce di un negozio. Per questo, quando progetto, penso fin da subito al contesto reale in cui vivrà: come si vede da lontano, accanto a quali concorrenti, su quale scaffale. Il bello a schermo conta poco se poi la bottiglia sparisce tra le altre. Il mio lavoro è farla emergere — con carattere, non con il rumore.

Domande frequenti

Un'etichetta appariscente vende di più?

Non necessariamente. Farsi notare non vuol dire gridare più forte degli altri: spesso, in mezzo a etichette cariche, è proprio quella pulita e sicura di sé a spiccare. L'obiettivo è distinguersi con carattere, non con l'eccesso.

Come faccio a distinguermi dai miei concorrenti?

Guardando cosa fanno gli altri e scegliendo con consapevolezza dove essere diversi. Se tutti usano lo stesso stile, adeguarsi significa sparire. Trovare il proprio carattere — coerente col vino — è ciò che ti rende riconoscibile a scaffale.

Conta più il fronte o il retro dell'etichetta?

A scaffale, il fronte fa il primo lavoro: è quello che cattura lo sguardo e fa prendere in mano la bottiglia. Ma il retro conclude la vendita, raccontando il vino a chi ormai è interessato. Vanno pensati insieme, con ruoli diversi.

Vuoi un'etichetta che si fa notare e si fa scegliere? Progettiamola pensando al tuo scaffale e a chi hai davanti.

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