Trasparenza
Come uso l'intelligenza artificiale
Sei arrivato qui probabilmente cliccando l'etichetta su un'immagine. Ecco la risposta lunga: dove uso l'IA, dove non la uso, e cosa questo significa per chi mi affida un lavoro.
La posizione, in breve
Cantina Grafica è figlia dei suoi tempi. L'intelligenza artificiale sta cambiando questo mestiere e fingere di non usarla mi sembrerebbe disonesto, oltre che un modo per imporre ai clienti tempi e costi che oggi non sono più necessari. Allo stesso tempo, uno strumento non sostituisce il progetto: il valore di un'etichetta sta nell'idea, nella coerenza e nei dettagli che arrivano fino alla stampa.
Quindi: la uso, la dichiaro sempre prima di iniziare, e resto io responsabile di ciò che consegno.
Dove la uso
- Illustrazioni. Immagini che finiscono nel lavoro consegnato, come gli animali delle etichette. Quando succede, l'immagine porta l'etichetta di trasparenza.
- Mockup e visualizzazioni. Bottiglie in ambiente, render per le presentazioni, simulazioni di scaffale. Servono a decidere, non sono fotografie: anche queste vengono etichettate.
- Esplorazione creativa. Nelle prime fasi, per vedere rapidamente direzioni diverse. Spesso il risultato finale è poi fatto in altro modo.
- Testi miei e ricerca. Per scrivere i contenuti di questo sito e per orientarmi su normative e mercato. Mai per i testi che vanno in etichetta: quelli arrivano dal cliente.
Dove non la uso
- Loghi e segni di marca. Posso guardare riferimenti generati per farmi un'idea, ma il disegno lo faccio io. Un marchio deve essere difendibile e riconoscibile, e questo richiede una mano.
- Impaginazione, tipografia ed esecutivi. Lavoro mio, su Illustrator e InDesign. I caratteri arrivano da Adobe Fonts, Google Fonts o dalle foundry, con licenza regolare.
- Volti e persone. Non genero volti. Se in un progetto servono persone, si usano scatti reali forniti dal cliente o fotografie di eventi veri.
- Stili altrui. Non uso l'IA per imitare il tratto di un illustratore o l'immagine di un marchio esistente.
- Sviluppo per clienti. Non è tra i servizi che offro: l'IA la uso per il codice di questo sito, non per lavori altrui.
Come funziona con il cliente
Lo sai prima, non dopo. Te lo dico all'inizio del progetto, non a lavoro finito. Se preferisci che non venga usata, si lavora senza: cambiano tempi e costi, non la qualità del progetto.
Niente va in stampa senza la tua approvazione. È il passaggio che risolve la maggior parte dei rischi: somiglianze indesiderate, dettagli sbagliati, incoerenze con il territorio o con il vino si vedono e si correggono prima della produzione.
I testi sono i tuoi. Denominazioni, annate, dati di legge e descrizioni arrivano da te, spesso preparati dal tuo enologo. Li riporto nel design senza interpretarli: su questi dati non mi azzardo a mettere mano.
Lo stampatore va coinvolto. Mi servono le sue specifiche, o il contatto diretto, per allineare esportazione e consegna degli esecutivi. È così che si evitano le sorprese sulle bottiglie vere.
I file sono tuoi. Quello che consegno resta di tua proprietà, senza limitazioni legate allo strumento usato per produrlo.
Una cosa che conviene sapere
Un'immagine interamente generata dall'intelligenza artificiale, presa da sola, potrebbe non essere protetta dal diritto d'autore come lo sarebbe un disegno fatto a mano: in molti ordinamenti la tutela richiede un apporto creativo umano. C'è anche un aspetto pratico che prescinde dalle norme: chiunque usi lo stesso strumento può ottenere un'immagine simile senza aver copiato nulla.
Questo però riguarda il singolo elemento, non l'etichetta. Quello che ti consegno è un lavoro composito: la composizione, il rapporto tra animale e nome, la scelta tipografica, il logo disegnato a mano, la post-produzione sull'immagine, le proporzioni che reggono dal fronte al retro. Sono scelte umane, e sono quelle a fare l'opera. L'etichetta nel suo insieme non è più fragile di un'altra; lo è il disegno isolato.
C'è poi una tutela che vale più di ogni discussione sul diritto d'autore, e che a una cantina conviene comunque a prescindere dall'IA: registrare l'etichetta come marchio. Protegge l'uso commerciale, non dipende da come l'immagine è stata prodotta, ed è la strada che dà davvero forza contro un concorrente che copia. Non è un servizio che offro, ma è il consiglio che do a chiunque stia costruendo una linea destinata a durare.
Non sono un avvocato e la materia è in evoluzione: preferisco dirti le cose prima, invece di scoprirle insieme dopo.
Il quadro normativo
Dal 2 agosto 2026 si applica l'articolo 50 del Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), che impone di dichiarare i contenuti generati o manipolati con l'IA quando assomigliano a persone, oggetti, luoghi o eventi reali al punto da apparire autentici. Per questo alcune delle immagini pubblicate su questo sito portano l'etichetta ufficiale della Commissione europea, che indica anche se il contenuto è interamente generato o solo parzialmente modificato con l'intelligenza artificiale.
Le icone e le relative indicazioni sono pubblicate qui: Icone dell'UE per l'etichettatura dei contenuti generati dall'IA.
Le etichette che uso
Sono tre, e dicono cose diverse. Cliccando l'etichetta su un'immagine si arriva qui, così chi legge può capire di quale caso si tratta.
Interamente generato. L'immagine è stata creata dall'IA da zero, senza partire da una fotografia esistente.
Parzialmente modificato. Si parte da un contenuto reale, per esempio una fotografia, e lo si altera con l'IA in modo sostanziale. Diverso dal caso precedente, e per questo dichiarato in modo diverso.
Icona generica. Segnala il coinvolgimento dell'IA quando accompagna un testo esplicativo e non serve specificare il grado di intervento.
Hai dubbi su come questo si applica al tuo progetto? Chiedimelo prima di iniziare: è il momento giusto.
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