Guida

Buttafuoco: due nomi, un veliero, e un formato che arriva a cinque litri

Tempo di lettura: 8 min circa

Il disciplinare del Buttafuoco somiglia a quello della Bonarda in molte cose, e in quattro punti no. Sono proprio quei quattro a cambiare il lavoro di chi disegna l'etichetta, e uno di essi non riguarda nemmeno l'etichetta: riguarda il vetro.

Puoi chiamarlo in due modi

L'articolo 1 riserva la denominazione ai vini che si chiamano «Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese» oppure, semplicemente, «Buttafuoco». Sono entrambe forme legittime, e la scelta spetta a chi progetta l'etichetta insieme alla cantina.

Non è un dettaglio da poco. La forma lunga occupa due righe, porta con sé il territorio e si compone come un blocco importante. La forma corta sta su una riga, è più forte da leggere a scaffale, e lascia più spazio al resto.

Nella Bonarda questa libertà non esiste: la denominazione è una sola. Qui è la prima decisione da prendere, e conviene prenderla prima di disegnare e non dopo.

Le due forme ammesse per la denominazioneA sinistra la forma lunga, Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese su due righe. A destra la forma corta, Buttafuoco su una riga. In entrambe la dicitura denominazione di origine controllata sta immediatamente sotto.Buttafuocodell'Oltrepò PaveseDenominazione di origine controllataButtafuocoDenominazione di origine controllata
Le due forme ammesse dal disciplinare. In entrambe la dicitura di origine controllata sta immediatamente sotto.

Le regole condivise con la Bonarda

Tre vincoli sono identici a quelli della Bonarda, e conviene conoscerli perché valgono per entrambe le denominazioni.

La denominazione va scritta in maniera consecutiva, anche su più righe, seguita immediatamente al di sotto dalla menzione «denominazione di origine controllata». Non si può spezzare, e non si può infilare altro in mezzo.

Le menzioni facoltative non possono essere più grandi o evidenti della denominazione. Ma marchi e nomi aziendali sono esclusi da questo limite: il nome di fantasia può dominare il fronte.

E l'articolo 7.1 vieta le stesse parole.

Puoi scrivere

  • Nomi di fantasia
  • Marchi privati e ragioni sociali
  • Le due forme della denominazione, lunga o corta

Non puoi scrivere

  • Superiore
  • Extra
  • Fine
  • Scelto
  • Selezionato
  • Vecchio
  • Riserva
  • Ogni altra menzione non prevista dal disciplinare
  • Nomi con significato laudativo o ingannevole

L'annata non è mai facoltativa

Qui arriva la prima differenza pratica. L'articolo 7.2 dice che sulle bottiglie di Buttafuoco è obbligatoria l'indicazione dell'annata, senza eccezioni.

Nella Bonarda la stessa indicazione è facoltativa per la tipologia frizzante, e molte cantine ne approfittano per non dover ristampare le etichette a ogni vendemmia. Nel Buttafuoco non si può: anche il frizzante porta l'annata.

Per il progetto significa mettere in conto una ristampa annuale, e disegnare il blocco dell'annata come un elemento che cambia invece che come un dettaglio fisso. C'è anche un vincolo di calendario da tenere presente: l'articolo 5.4 impedisce di immettere al consumo il vino prima del 30 aprile dell'anno successivo alla vendemmia.

Il marchio collettivo, come per la Bonarda

L'articolo 7.4 ripete quello che già conosci se hai letto la guida sulla Bonarda: la denominazione è contraddistinta obbligatoriamente dal marchio collettivo dell'Oltrepò Pavese, nella forma grafica allegata al disciplinare, in abbinamento inscindibile con la denominazione.

L'utilizzo è curato dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, che deve distribuirlo anche ai non associati alle stesse condizioni riservate ai soci.

È lo stesso marchio della Bonarda: se progetti per una cantina che produce entrambe le denominazioni, il segno è unico e cambia solo la denominazione che lo accompagna.

Il formato arriva a cinque litri

Seconda differenza pratica, e ha conseguenze dirette sul disegno. L'articolo 8 ammette bottiglie di vetro fino a cinque litri, mentre nella Bonarda il limite è un litro e mezzo.

Significa che magnum, doppi magnum e formati da cerimonia sono possibili. E significa che un'etichetta pensata per la bordolese da 0,75 non funziona automaticamente ingrandita: cambiano le proporzioni della bottiglia, la curvatura, la distanza di lettura, il rapporto fra il blocco della denominazione e la spalla.

Se la cantina prevede formati grandi, conviene saperlo al primo schizzo. Adattare dopo è quasi sempre un compromesso.

Il Club del Buttafuoco Storico

E poi c'è la cosa che rende il Buttafuoco diverso da qualsiasi altra denominazione dell'Oltrepò.

Dal 1996 esiste il Club del Buttafuoco Storico, un gruppo di viticoltori che si è dato un disciplinare più severo di quello della DOC: uve da una vigna sola, iscritta all'albo e riconosciuta come storica, i quattro vitigni coltivati nello stesso vigneto e raccolti insieme, vinificazione in un unico vaso vinario, invecchiamento lungo e commissioni interne che verificano vigna e cantina.

Per chi progetta l'etichetta la conseguenza è precisa: quel disciplinare prevede l'indicazione in etichetta del cru di provenienza. Non è un elemento facoltativo, è un nome che deve trovare posto insieme a tutto il resto.

E sono nomi con una loro fisionomia: Badalucca, Montarzolo, Costera, Pianlong, Fràch. Quest'ultimo, con l'accento grave sulla a, è il tipo di parola che in un carattere sbagliato si legge male e in uno giusto diventa un segno. Oggi il Club conta diciotto produttori e venti vigne storiche, distribuite in sei comuni dello Sperone di Stradella su poco più di venti ettari: ogni nome identifica un pezzo di collina, e in etichetta pesa quanto una denominazione.

Quattro segni su una bottiglia sola

Il marchio del Club è più articolato di quanto sembri. È un ovale che richiama il ciüf, la botte schiacciata tradizionale della zona, sostenuto dalla scritta Buttafuoco, con due nastri rossi che rappresentano i torrenti Versa e Scuropasso. Dentro c'è la sagoma di un veliero con le vele infuocate: la nave della marina imperiale austro-ungarica varata a metà Ottocento, che a sua volta prendeva il nome dal vino.

Dal 2011 il Club ha anche una bottiglia consortile propria, con il veliero in rilievo sul vetro. Un segno che non occupa spazio in etichetta ma è già lì, e con cui l'etichetta deve convivere.

Il conto, per un Buttafuoco Storico, è quindi di quattro segni identitari da far stare insieme: il nome della vigna, il marchio del Club, il marchio collettivo dell'Oltrepò Pavese e la denominazione. È il caso più affollato fra le denominazioni dell'Oltrepò, ed è la ragione per cui su queste bottiglie la gerarchia conta più del disegno.

Il punto di vista del designer

Il margine più grande è quello che si spreca più facilmente

Delle denominazioni che ho letto finora, il Buttafuoco è quella con le due facce più distanti. Un Buttafuoco DOC lascia molto margine: due nomi possibili, formati fino a cinque litri, poche menzioni obbligatorie. Un Buttafuoco Storico è l'opposto, con quattro segni identitari che devono coesistere su una bottiglia sola.

Nel primo caso il rischio è sprecare il margine. La scelta fra «Buttafuoco» e «Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese» viene fatta quasi sempre per inerzia, copiando quello che c'è già, mentre è la decisione che determina il peso e l'equilibrio di tutta la parte normativa dell'etichetta.

Nel secondo il rischio è opposto: mettere tutto sullo stesso piano perché tutto sembra obbligatorio. Ma anche fra elementi obbligatori esiste una gerarchia, e deciderla è esattamente il lavoro di chi progetta.

Quello che leggi qui viene dal disciplinare di produzione, letto con gli occhi di chi progetta l'etichetta e non di chi si occupa di normativa. I disciplinari vengono modificati nel tempo: prima di andare in stampa, la conformità va sempre verificata sulla versione vigente e con l'organismo di controllo. È quello che faccio io su ogni progetto.

I riferimenti di questa guida sono tratti dal disciplinare di produzione della DOC Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese, aggiornato al D.M. 7 marzo 2014, che si scarica per intero dal sito del Consorzio Oltrepò Pavese. Le informazioni sul Club del Buttafuoco Storico provengono dal loro regolamento e dalle fonti di settore.

Scarica il disciplinare dal sito del Consorzio

Domande frequenti

Devo scrivere «Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese» o basta «Buttafuoco»?

Il disciplinare ammette entrambe le forme, e la scelta è di progetto: la forma lunga porta il territorio e occupa più spazio, quella corta è più diretta a scaffale. Quello che non cambia è la regola di scrittura: la denominazione va indicata in maniera consecutiva, con la dicitura «denominazione di origine controllata» immediatamente sotto.

Posso omettere l'annata su un Buttafuoco frizzante?

No. A differenza della Bonarda, dove l'indicazione è facoltativa per il frizzante, qui l'annata è sempre obbligatoria.

Il marchio del Buttafuoco Storico posso metterlo in etichetta?

Solo se la cantina fa parte del Club. Il Buttafuoco Storico è un marchio privato registrato, con un proprio regolamento e commissioni di controllo: non è un elemento grafico che si aggiunge a un progetto, ma il segno di un'appartenenza. Chi ne fa parte deve anche indicare in etichetta il nome della singola vigna.

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