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Bonarda dell'Oltrepò Pavese: cosa impone il disciplinare alla tua etichetta

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Il disciplinare di una DOC non descrive solo come si fa il vino: decide anche cosa puoi scrivere sulla bottiglia, quanto grande, in che ordine e cosa non puoi scrivere affatto. Per la Bonarda dell'Oltrepò Pavese sono quattro articoli, e cambiano il progetto grafico più di quanto ci si aspetti.

La denominazione non si può spezzare

L'articolo 7.3 chiede che "Bonarda dell'Oltrepò Pavese" compaia in maniera consecutiva, anche su più righe, e che sia seguita immediatamente al di sotto dalla menzione "denominazione di origine controllata". Sembra un dettaglio burocratico, e invece è il vincolo che condiziona di più l'impaginato: non puoi scrivere "Bonarda" in grande da una parte e "dell'Oltrepò Pavese" in piccolo da un'altra, non puoi infilare il nome del vino o un fregio in mezzo, non puoi mettere la dicitura DOC a piè di etichetta lontana dalla denominazione. Le due informazioni sono un blocco unico, e vanno progettate come tale.

Il nome di fantasia può essere più grande. Le altre menzioni no

Sempre l'articolo 7.3: le menzioni facoltative possono comparire soltanto in caratteri tipografici non più grandi o evidenti di quelli utilizzati per la denominazione di origine. Ma la norma esclude esplicitamente marchi e nomi aziendali da questo limite. È la ragione per cui un nome di fantasia può dominare il fronte mentre la denominazione sta più piccola, o su un altro campo visivo: il nome è un marchio, non una menzione. È una libertà preziosa, ed è quella che permette a un'etichetta di avere un'identità invece di essere un certificato.

Come si dividono i vincoli tra fronte e retro Due etichette affiancate. Sul fronte solo il nome di fantasia, che essendo un marchio non ha limiti di corpo. Sul retro il blocco vincolato: la denominazione anche su più righe, la dicitura di origine controllata immediatamente sotto, e il marchio collettivo del Consorzio.FronteNome di fantasiaZona liberaMarchi e nomi aziendali:nessun limite di corpoRetroBonardadell'Oltrepò PaveseDenominazionedi origine controllataMarchioBlocco vincolato: consecutivo,con il marchio inscindibile
Nello schema solo gli elementi di cui parla il disciplinare della denominazione.

Le parole vietate

L'articolo 7.1 vieta di aggiungere alla denominazione qualsiasi menzione non prevista dal disciplinare, e ne elenca alcune per nome: superiore, extra, fine, scelto, selezionato, vecchio, riserva e simili. Per chi progetta significa che una buona metà delle idee di naming tradizionali è fuori gioco prima ancora di iniziare. Restano ammessi i nomi e i marchi privati, purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno il consumatore: quindi anche il nome di fantasia va scelto sapendo che non può promettere una superiorità che la denominazione non prevede. C'è invece una menzione ammessa e spesso dimenticata: "vivace", per i vini effervescenti per fermentazione naturale.

Puoi scrivere

  • Nomi di fantasia
  • Marchi privati e ragioni sociali
  • La menzione tradizionale «vivace», per i vini effervescenti da fermentazione naturale

Non puoi scrivere

  • Superiore
  • Extra
  • Fine
  • Scelto
  • Selezionato
  • Vecchio
  • Riserva
  • Ogni altra menzione non prevista dal disciplinare
  • Nomi con significato laudativo o ingannevole

Il marchio collettivo è obbligatorio

L'articolo 7.4 è quello che sorprende chi arriva da altri settori: la denominazione è contraddistinta obbligatoriamente dal marchio collettivo espresso nella forma grafica e letterale allegata al disciplinare, in abbinamento inscindibile con la denominazione. Non è un bollino facoltativo: è un elemento che deve stare in etichetta, nella forma esatta depositata, e va richiesto al Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, che ha l'obbligo di distribuirlo anche a chi non è associato, alle stesse condizioni. Per il progetto vuol dire mettere in conto uno spazio che non è tuo e non puoi ridisegnare: il marchio ha proporzioni, colori e declinazioni definite, con una versione a colori, una in bianco e nero e una in oro per i fondi scuri.

L'annata, la bottiglia, i formati

Due vincoli più semplici ma da sapere prima di disegnare. L'annata è obbligatoria sulla Bonarda ferma, ma l'articolo 7.2 la rende facoltativa per la tipologia frizzante: se il vino è frizzante puoi decidere di ometterla, il che semplifica anche la gestione delle ristampe di anno in anno. Il formato: l'articolo 8 impone bottiglie di vetro di capacità non superiore a 1,5 litri.

Quello che leggi qui viene dal disciplinare di produzione, letto con gli occhi di chi progetta l'etichetta e non di chi si occupa di normativa. I disciplinari vengono modificati nel tempo: prima di andare in stampa, la conformità va sempre verificata sulla versione vigente e con l'organismo di controllo. È quello che faccio io su ogni progetto.

I riferimenti di questa guida sono tratti dal disciplinare di produzione della DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese, che si scarica per intero dal sito del Consorzio Oltrepò Pavese.

Scarica il disciplinare dal sito del Consorzio

Il punto di vista del designer

Il margine di manovra è più ampio di quanto sembri

Quando ricevo un disciplinare, la prima cosa che faccio non è leggere gli articoli sulla vinificazione: vado all'articolo sulla designazione e presentazione, perché è lì che si decide quanto spazio di manovra ho. Nella Bonarda il vincolo pesante è uno solo, la denominazione consecutiva con la dicitura DOC immediatamente sotto, e una volta risolto quel blocco il resto è libero, perché il nome di fantasia è un marchio e non ha limiti di corpo. È il motivo per cui su Lupa, la Bonarda di F.lli Bernini, il fronte è occupato dall'animale e dal nome e tutte le indicazioni di legge stanno insieme sul retro: non è una scorciatoia, è la scelta che il disciplinare permette. Conoscere questi vincoli prima di disegnare, e non dopo, è la differenza tra un progetto che nasce libero dentro le regole e uno che va rifatto quando lo stampatore fa notare qualcosa.

Domande frequenti

Posso scrivere "Riserva" su una Bonarda?

No. L'articolo 7.1 del disciplinare vieta esplicitamente superiore, extra, fine, scelto, selezionato, vecchio, riserva e menzioni simili. Restano ammessi i nomi di fantasia e i marchi aziendali, purché non abbiano significato laudativo.

Il marchio del Consorzio devo chiederlo io?

Sì, e viene distribuito dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese anche alle aziende non associate, alle stesse condizioni riservate ai soci. È un elemento obbligatorio, quindi va previsto nel progetto fin dall'inizio e non aggiunto alla fine.

Devo per forza mettere l'annata?

Sulla Bonarda ferma sì. Sulla tipologia frizzante l'indicazione è facoltativa: puoi scegliere di ometterla, e molte cantine lo fanno anche per non dover ristampare le etichette a ogni vendemmia.

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