Guida
Sangue di Giuda: ottanta grammi di zucchero che nessuno è obbligato a dichiarare
Tempo di lettura: 5 min circa
Il disciplinare del Sangue di Giuda impone il residuo zuccherino più alto dell'Oltrepò, il nome più lungo da comporre e l'unica misura in centimetri che abbiamo trovato in quattro disciplinari. Ma non chiede di scrivere da nessuna parte che il vino è dolce.
Trentatré caratteri consecutivi
«Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese» è il nome più lungo fra le denominazioni del territorio. E l'articolo 7.3 chiede, come per tutte le altre, che sia indicato in maniera consecutiva, anche su più righe, seguito immediatamente al di sotto dalla menzione «denominazione di origine controllata».
Consecutivo significa che non lo puoi spezzare con altri elementi in mezzo. Su un'etichetta da settanta millimetri di larghezza, trentatré caratteri più la dicitura sotto sono un blocco che occupa parecchio: o va su due righe con un corpo generoso, o su una riga con un corpo piccolo che a scaffale non si legge.
Per fortuna l'articolo 1 ammette anche la forma corta, «Sangue di Giuda», come accade per il Buttafuoco. Quattordici caratteri invece di trentatré, e il blocco cambia completamente peso. È la prima decisione da prendere, prima ancora del nome di fantasia.
Le regole condivise
L'articolo 7.1 vieta le stesse parole delle altre denominazioni, «riserva» compresa. E le menzioni facoltative non possono essere più grandi o evidenti della denominazione, con l'eccezione di marchi e nomi aziendali.
L'annata invece è sempre obbligatoria, anche sulle tipologie frizzante e spumante. È lo stesso regime del Buttafuoco, e più severo di quello della Bonarda e dell'Oltrepò Pavese DOC, dove alcune tipologie possono ometterla.
Puoi scrivere
- Nomi di fantasia
- Marchi privati e ragioni sociali
- Le due forme della denominazione, lunga o corta
Non puoi scrivere
- Superiore
- Extra
- Fine
- Scelto
- Selezionato
- Vecchio
- Riserva
- Ogni altra menzione non prevista dal disciplinare
- Nomi con significato laudativo o ingannevole
Sette centimetri
Qui arriva la cosa che non abbiamo trovato in nessun altro disciplinare dell'Oltrepò: una misura, in centimetri, su un elemento che progetti tu.
L'articolo 8 stabilisce che per lo spumante il tappo di sughero a fungo con la gabbietta è obbligatorio, tranne che nei formati fino a duecento millilitri. Per il frizzante lo stesso tappo è ammesso, perché tradizionale nella zona, «con eventuale capsula non superiore a 7 centimetri».
Sette centimetri sono l'altezza della capsula, cioè della superficie metallica o plastica che riveste il collo. È un elemento di progetto a tutti gli effetti: porta colori, spesso un marchio, e determina il rapporto visivo fra collo e corpo della bottiglia. Averne il limite scritto nel disciplinare significa che la capsula va disegnata dentro quella misura, non adattata dopo.
Il contenitore, per il resto, è vetro fino a cinque litri per tutte le tipologie.
Ottanta grammi che restano taciuti
L'articolo 6 fissa per il Sangue di Giuda un residuo zuccherino minimo di ottanta grammi per litro. Per dare la misura: un vino secco ne ha meno di quattro. È un vino da dessert per definizione, e il disciplinare stesso lo descrive come «una particolare versione da dessert dell'Oltrepò Pavese Rosso».
Ma l'articolo 7, quello su designazione e presentazione, non chiede da nessuna parte di dichiararlo. Nessun obbligo di scrivere «dolce» in etichetta, nessuna menzione prevista sul grado zuccherino.
Il risultato è che esiste un vino con almeno ottanta grammi di zucchero per litro il cui nome, per chi non lo conosce, non dice assolutamente niente sul sapore. «Sangue di Giuda» evoca una leggenda, non un dessert.
È il caso da manuale del problema misurato da una ricerca del Wine Market Council: l'ottanta per cento dei consumatori esitanti dichiara di non riuscire a capire da un'etichetta se un vino sia secco o dolce. Qui la denominazione non li aiuta, e la legge non obbliga nessuno a farlo.
Il marchio collettivo
L'articolo 7.4 ripete quello che vale per tutte le denominazioni dell'Oltrepò: il marchio collettivo è obbligatorio, in abbinamento inscindibile con la denominazione, e va richiesto al Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, che lo distribuisce anche ai non associati.
È il folletto danzante, lo stesso segno che compare sulla Bonarda, sul Buttafuoco e sull'Oltrepò Pavese DOC.
Il punto di vista del designer
Quello che il disciplinare non chiede
Fin qui ho scritto di vincoli: cosa si deve scrivere, in che ordine, con quali limiti. Il Sangue di Giuda mi ha fatto notare l'altra metà del problema, cioè quello che nessuno ti obbliga a fare e che quasi nessuno fa.
Un produttore rispetta il disciplinare e ha un'etichetta perfettamente conforme che non dice al suo cliente la cosa più importante: che quel vino è dolce. Non è una violazione, è un'occasione mancata. E siccome nessuno la sanziona, resta lì per anni.
La retroetichetta è lo spazio dove si può rimediare, ed è quasi sempre occupata da un paragrafo di prosa evocativa. Basterebbe una riga in alto, prima della prosa, per dire a chi guarda la bottiglia che cosa troverà nel bicchiere.
Quello che leggi qui viene dal disciplinare di produzione, letto con gli occhi di chi progetta l'etichetta e non di chi si occupa di normativa. I disciplinari vengono modificati nel tempo: prima di andare in stampa, la conformità va sempre verificata sulla versione vigente e con l'organismo di controllo. È quello che faccio io su ogni progetto.
I riferimenti di questa guida sono tratti dal disciplinare di produzione della DOC Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese, aggiornato al D.M. 7 marzo 2014, che si scarica per intero dal sito del Consorzio Oltrepò Pavese.
Domande frequenti
Devo scrivere in etichetta che il Sangue di Giuda è dolce?
Il disciplinare non lo impone. Il residuo zuccherino minimo è di ottanta grammi per litro, quindi il vino è dolce per definizione, ma l'articolo 7 non prevede alcuna menzione obbligatoria sul grado zuccherino. Scriverlo è una scelta, e secondo me è quella giusta.
Posso usare la forma corta «Sangue di Giuda»?
Sì. L'articolo 1 riserva la denominazione ai vini chiamati «Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese» oppure «Sangue di Giuda». Entrambe le forme sono legittime, e la scelta cambia molto il peso del blocco in etichetta: trentatré caratteri contro quattordici.
Che vincoli ci sono sulla capsula?
Per la tipologia frizzante, se si usa il tappo a fungo con gabbietta, l'articolo 8 ammette una capsula non superiore a sette centimetri. È l'unico vincolo dimensionale su un elemento visivo che si trova nei disciplinari dell'Oltrepò.
Progetti l'etichetta di un Sangue di Giuda e vuoi che dica anche cosa c'è nel bicchiere?
Parliamone