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Metodo Classico: il segno che si vede solo quando la bottiglia è aperta

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L'unica DOCG dell'Oltrepò impone un elemento identitario che nessuno vede finché la bottiglia è chiusa, obbliga a dichiarare quanto zucchero c'è dentro, e vieta tre parole che sembrerebbero le più naturali da usare. È anche la denominazione che sta cambiando nome.

Il tappo va marchiato

L'articolo 8 stabilisce che per la tappatura è obbligatorio il tappo di sughero a fungo con il tradizionale ancoraggio a gabbietta, e aggiunge una condizione che negli altri sei disciplinari non compare: il tappo deve essere marchiato indelebilmente con la dicitura «Oltrepò Pavese» metodo classico.

È un elemento di identità obbligatorio che sta dentro la bottiglia. Nessuno lo vede finché il vino resta chiuso, e chi lo vede lo ha già comprato e aperto. Eppure la norma lo impone con la stessa forza con cui impone la denominazione sul fronte.

Per chi progetta è un pezzo del sistema visivo che di solito non entra nel brief. La capsula si disegna, l'etichetta si disegna, il tappo si ordina. Qui il tappo porta un testo obbligatorio, e vale la pena verificare con il fornitore che la marchiatura sia conforme prima di stampare tutto il resto.

Sotto i duecento millilitri è ammessa la chiusura a vite: l'unica eccezione.

Qui lo zucchero si dichiara

L'articolo 7.3 rende obbligatoria l'indicazione del contenuto zuccherino fino alla caratteristica di sapore demi-sec, e vieta l'uso della tipologia dolce.

Significa che sull'etichetta di un Metodo Classico dell'Oltrepò una fra brut nature, extra brut, brut, extra dry, sec o demi-sec deve comparire. Non è una scelta di comunicazione: è un obbligo.

Il confronto con il Sangue di Giuda è netto, e riguarda la stessa informazione. Là un vino con almeno ottanta grammi di zucchero per litro non ha alcun obbligo di dichiararsi dolce. Qui uno spumante deve dire quanto zucchero contiene anche quando è secco. Due denominazioni dello stesso territorio, decisioni opposte su cosa il consumatore ha diritto di sapere.

Tre parole che non si possono usare

Oltre alle solite menzioni vietate dall'articolo 7.1, questo disciplinare ne proibisce tre che sembrerebbero naturali.

«Vino Spumante» non si può usare per identificare il prodotto. È scritto esplicitamente all'articolo 7.4: la formula è vietata, anche se descrive esattamente quello che c'è nella bottiglia.

«Rosato» non si può scrivere. Per la versione rosata l'articolo 7.2 ammette esclusivamente la designazione «rosé», parola francese, in una denominazione italiana. E la stessa tipologia può essere immessa al consumo anche come «cremant», se ne ha le caratteristiche.

«Dolce» è vietata, come si è visto. La scala si ferma a demi-sec.

Sono divieti che riguardano il lessico, non la grafica, ma cadono su chi scrive i testi dell'etichetta. E sono il tipo di cosa che si scopre tardi, quando il file è già in stampa.

Puoi scrivere

  • Nomi di fantasia
  • Marchi privati e ragioni sociali
  • «Rosé», per la versione rosata
  • «Cremant», se il vino ne ha le caratteristiche
  • «Millesimato», ma solo con l'annata in etichetta
  • Il grado zuccherino, che anzi è obbligatorio

Non puoi scrivere

  • Vino Spumante
  • Rosato, al posto di rosé
  • Dolce
  • Superiore
  • Fine
  • Scelto
  • Selezionato
  • Vecchio
  • Nomi con significato laudativo o ingannevole

Senza interposizione

Sulla composizione l'articolo 7.4 è più rigido di tutti gli altri disciplinari letti finora.

La specificazione «Denominazione di Origine Controllata e Garantita» deve seguire immediatamente al di sotto la denominazione «Oltrepò Pavese», e il testo aggiunge: senza interposizione di altre menzioni facoltative o obbligatorie. Le altre denominazioni si limitano a «immediatamente al di sotto»; qui si specifica che in mezzo non ci va assolutamente niente.

C'è poi una regola sull'annata che vale la pena conoscere. L'indicazione è facoltativa, ma la dicitura «Millesimato» si può usare soltanto se l'annata è in etichetta. Le due cose viaggiano insieme: niente annata, niente millesimato.

Quello che sta cambiando

Questa è l'unica guida della serie che parla di un disciplinare in transizione, e conviene dirlo apertamente.

Nel febbraio 2025 l'assemblea del Consorzio ha votato un nuovo disciplinare per il Metodo Classico, con norme più restrittive: uve raccolte a mano in cassetta, vigneti solo su pendici collinari, almeno l'ottantacinque per cento di Pinot nero, affinamento minimo sui lieviti di ventiquattro mesi, trentasei per i millesimati e quarantotto per le riserve.

Con il nuovo disciplinare arriva anche il nome. Classese, crasi fra Classico e Pavese, è un marchio collettivo che il Consorzio ha rilanciato dopo averlo visto nascere nel 1984, quando un gruppo di produttori fondò l'associazione Produttori del Classese. Il disciplinare attuale la cita ancora, all'articolo 9.

E arrivano le menzioni geografiche aggiuntive: Valle Versa, Valle Scuropasso, Valle Coppa, Valle Staffora. Quattro nomi che potranno comparire in etichetta, con tutto quello che comporta in termini di gerarchia e di spazio.

Fino all'approvazione ministeriale vale il disciplinare descritto in questa guida. Quando il nuovo entrerà in vigore, l'aggiornerò.

Il punto di vista del designer

Sette disciplinari dopo

Questa è l'ultima delle sette denominazioni dell'Oltrepò, e leggendole tutte una cosa è diventata evidente. Non esiste un modo unico di scrivere un'etichetta in questo territorio: esistono sette insiemi di regole che si somigliano nella struttura e divergono in punti che cambiano il progetto.

Il vitigno dentro il nome o su una riga a parte. L'annata sempre, quasi mai, o mai. Il formato libero o fermo a un litro e mezzo. Lo zucchero da dichiarare o da tacere. Un tappo marchiato, una capsula da sette centimetri, un veliero in rilievo sul vetro. Nessuna di queste cose si intuisce guardando un'etichetta: si legge, oppure si sbaglia.

Ho scritto questa serie perché il disciplinare è il primo documento che dovrei ricevere quando una cantina mi chiede un'etichetta, e quasi mai arriva. Adesso, quando serve, so dove guardare. E se serve a te, è per questo che sono qui.

Quello che leggi qui viene dal disciplinare di produzione, letto con gli occhi di chi progetta l'etichetta e non di chi si occupa di normativa. I disciplinari vengono modificati nel tempo: prima di andare in stampa, la conformità va sempre verificata sulla versione vigente e con l'organismo di controllo. È quello che faccio io su ogni progetto.

I riferimenti di questa guida sono tratti dal disciplinare di produzione della DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico, aggiornato al D.M. 7 marzo 2014, che si scarica per intero dal sito del Consorzio Oltrepò Pavese. Le informazioni sul nuovo disciplinare e sul progetto Classese provengono dalle comunicazioni del Consorzio.

Scarica il disciplinare dal sito del Consorzio

Domande frequenti

Devo indicare il grado zuccherino su un Metodo Classico?

Sì. L'articolo 7.3 rende obbligatoria l'indicazione del contenuto zuccherino fino alla caratteristica demi-sec, secondo i termini previsti dalla normativa. La tipologia dolce è vietata.

Posso scrivere «rosato» invece di «rosé»?

No. Per la versione rosata l'articolo 7.2 ammette esclusivamente la designazione «rosé». La stessa tipologia può essere immessa al consumo anche come «cremant», se ne possiede le caratteristiche previste dalla normativa.

Quando posso scrivere «Millesimato»?

Soltanto se in etichetta compare l'indicazione dell'annata di vendemmia, che per questa denominazione è facoltativa. Senza annata la dicitura non è utilizzabile.

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